ROMA - PALAZZO MIGNANELLI

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INTRODUZIONE


L’immobile si trova nel Rione Campo Marzio.

Anticamente questo comprendeva tutta la pianura tra il Campidoglio a sud, le pendici del Quirinale e del Pincio a est e nord, il Tevere a ovest ed era divisa in due dalla via Lata-Flaminia corrispondente all’attuale via del Corso. La zona compresa tra la via Lata-Flaminia e le pendici del Quirinale e del Pincio faceva parte della regione VII augustea

Il nome Campo Marzio si ricollega ad un culto antico di un santuario dedicato a Marte il cui altare era legato alla destinazione preminentemente militare della pianura. Proprio la forma pianeggiante della zona favoriva una edilizia a carattere pubblico, così che dal II sec. A.C. terme, edifici per spettacoli, portici e templi sorsero nel Campo Marzio centrale. Con Augusto avvenne la vera e propria urbanizzazione della zona settentrionale del Campo Marzio con edifici a carattere pubblico. Agrippa in particolare promosse la costruzione dell’acquedotto Vergine che dopo aver attraversato il Pincio, usciva allo scoperto nella zona di via Due Macelli. L’età di Adriano e degli Antonini vide terminata tutta l’area centrale del Campo Marzio, ci fu l’edificazione del tempio di Adriano e nel III sec. l’edilizia si espanse verso l’altro lato della via Lata Flaminia. Il campo Marzio nel periodo augusteo fu descritto in termini entusiastici dal greco Strabone che ne elogiava, oltre ala piacevolezza del sito, le bellezze architettoniche. Qui i Romani si cimentavano nelle corse dei cavalli ed in ogni sorta di esercizi ginnici.

E’ interessante notare che la topografia antica sia conservata nei tracciati medievali e rinascimentali del Campo Marzio: numerose strade seguono l’antico precorso come ad esempio via del Corso (via Lata Flaminia), via di Ripetta e via della Scrofa. Sul lato destro della via Flaminia fino a piazza del Popolo, nulla sappiamo di scavi archeologici, all’infuori dei resti di un grande tempio che sorgeva all’angolo di via Condotti e di un portico parallelo alla via Gesù e Maria.

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Durante il periodo dell’invasione gotica la divisione regionale fu sostituita da un divisione in sette regioni che nel secolo XII cadde in disuso sostituita dai Rioni. La configurazione pianeggiante della zona favorì, in varie epoche, gravissime inondazioni del Tevere che devastarono intere zone costituite da povere case.

Nel Rione si rifugiarono i Romani scendendo dai colli verso la pianura, sospinti dalle invasioni barbariche e la popolazione diminuì allora fortemente.

Fino al secolo XV la zona settentrionale di Campo Marzio era segnata da poche case disseminate lungo il percorso della via Lata Flaminia (via del Corso) che aveva un andamento tortuoso. Dopo via della Vite l’abitato terminava e vi era già campagna.

Il vero primo risorgere del rione coincise con i pontificati di Nicolo V e Sisto IV. L’opera di Sisto IV è di fondamentale importanza perché favorì il rapido inurbamento lungo la via Lata. La legislazione di Sisto IV (1480) consentirà l’esproprio a favore dell’edilizia obbligando i privati a vendere a quei proprietari con essi confinanti, che intendevano ampliare la propria abitazione o restaurare case in cattivo stato di conservazione. La fortificazione di Porta del Popolo a scopo difensivo e la ricostruzione della chiesa di S. Maria del Popolo per i pellegrini in sosta, furono realizzate in relazione all’importanza che nel tempo aveva acquisito l’ingresso nord alla città, con il sorgere di luoghi di ristoro e osterie, in funzione di una rete di interessi rivolta ai forestieri, pellegrini o viaggiatori.

E’ interessante notare che la topografia antica sia conservata nei tracciati medievali e rinascimentali del Campo Marzio: numerose strade seguono l’antico precorso come ad esempio via del Corso (via Lata Flaminia), via di Ripetta e via della Scrofa. Sul lato destro della via Flaminia fino a piazza del Popolo, nulla sappiamo di scavi archeologici, all’infuori dei resti di un grande tempio che sorgeva all’angolo di via Condotti e di un portico parallelo alla via Gesù e Maria.

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Nel 1551 la pianta di Leonardo Bufalini indicava, oltre la realizzazione del tridente, anche la nuova via Trinitatis (Condotti), via della Croce, via dei Greci e di S. Giacomo.

Il tridente fu iniziato da Leone X tra il 1517 ed il 1519 e continuato da Clemente VII nel 1525, con l’apertura di via Clementia (poi via del Babuino) e fu portata a compimento da Paolo II nel 1544, con il completamento di via del Babuino che si chiamò in suo onore via Paolina trifaria. L’apertura di via Trinitatis segnò la definizione di queste importanti reti viarie che collegavano il centro della città a Porta del Popolo e il porto di Ripetta con le pendici del colle pinciano che rimarrà per molti secoli una zona non sfruttata. Tuttavia, nel 1502, sull’alto colle, sarà costruita la chiesa francese della SS. Trinità dei Monti, chiesa da considerarsi un punto di riferimento urbano assai importante in funzione del quale sarà condotta la futura sistemazione del colle. Solo dopo il 1560 però verranno lottizzate le zone ai piedi di Trinità dei Monti. Nel 1564 venne tracciato il primo tratto della futura via Sistina.

Gregorio XIII nel 1574 promulga una legge urbanistica seguita da Sisto V (1585-1590). L’atto legislativo favorisce una nuova tipologia edilizia basata “sull’accorpamento di case per più famiglie”, case che hanno sostituito l’antica dimora romana quattrocentesca a tre piani, con orto e mignano collocata a filo stradale. Questa tipologia può far fronte al mutamento rapido della città che accoglie alla fine del ‘500 i pellegrini provenienti dal nord Europa.

Come conseguenza del ruolo dato a Roma di “Città Santa” dal piano sistino viene incrementata la costruzione di chiese ed anche i palazzi patrizi, prima rari, si insediarono nelle nuove aree di sviluppo urbano, come palazzo Rucellai (poi Ruspoli) a via del Corso e lo stesso palazzo Gabrielli (1575) ai piedi del Pincio, nell’isola che apparterrà ai Mignanelli. Nella stessa zona sorgerà il palazzo Ferratini ampliato nel Collegio di Propaganda Fide del Bernini e Borromini.

archeologici, all’infuori dei resti di un grande tempio che sorgeva all’angolo di via Condotti e di un portico parallelo alla via Gesù e Maria.

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Nel Seicento fu costruito palazzo Monaldeschi, poi acquistato dall’Ambasciata spagnola, che darà il nome alla piazza. Esso dà un nuovo significato alla piazza ed a tutta la zona circostante, sia come nucleo edilizio di rilevanza architettonica, sia come riferimento della presenza spagnola in un’area di pertinenza francese che ha il suo centro nella chiesa della SS. Trinità dei Monti.

Piazza di Spagna avrà il suo logico centro nella fontana berniniana.

te importanti reti viarie che collegavano il centro della città a Porta del Popolo e il porto di Ripetta con le pendici del colle pinciano che rimarrà per molti secoli una zona non sfruttata. Tuttavia, nel 1502, sull’alto colle, sarà costruita la chiesa francese della SS. Trinità dei Monti, chiesa da considerarsi un punto di riferimento urbano assai importante in funzione del quale sarà condotta la futura sistemazione del colle. Solo dopo il 1560 però verranno lottizzate le zone ai piedi di Trinità dei Monti. Nel 1564 venne tracciato il primo tratto della futura via Sistina.

Gregorio XIII nel 1574 promulga una legge urbanistica seguita da Sisto V (1585-1590). L’atto legislativo favorisce una nuova tipologia edilizia basata “sull’accorpamento di case per più famiglie”, case che hanno sostituito l’antica dimora romana quattrocentesca a tre piani, con orto e mignano collocata a filo stradale. Questa tipologia può far fronte al mutamento rapido della città che accoglie alla fine del ‘500 i pellegrini provenienti dal nord Europa.

Come conseguenza del ruolo dato a Roma di “Città Santa” dal piano sistino viene incrementata la costruzione di chiese ed anche i palazzi patrizi, prima rari, si insediarono nelle nuove aree di sviluppo urbano, come palazzo Rucellai (poi Ruspoli) a via del Corso e lo stesso palazzo Gabrielli (1575) ai piedi del Pincio, nell’isola che apparterrà ai Mignanelli. Nella stessa zona sorgerà il palazzo Ferratini ampliato nel Collegio di Propaganda Fide del Bernini e Borromini.

archeologici, all’infuori dei resti di un grande tempio che sorgeva all’angolo di via Condotti e di un portico parallelo alla via Gesù e Maria.

Il ‘700 vede tra le realizzazioni più prestigiose: la scalinata di Trinità dei Monti (1723-1726) che allaccerà la parte più alta della città, attraverso la direttrice via Condotti-Tomacelli, all’approdo sul Tevere, cioè il porto di Ripetta.

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Importante fu nella prima metà dell’Ottocento l’opera di Valadier e la sistemazione di piazza del Popolo e del Pincio, nuovo parco pubblico.

La sistemazione della passeggiata pinciana, conclusasi nel 1834, acquista un importante significato sociale, oltre che costituire l’ultima rilevante operazione urbanistica a conclusione dell’antico piano sistino, di cui l’ultimo tangibile simbolo, sarà l’erezione dell’obelisco di piazza di Trinità dei Monti.

Piazza di Spagna continua il suo ruolo di centro cosmopolita con la realizzazione dei primi alberghi a livello internazionale: quello di Russia a via del Babuino, quello dell’Alemagna a piazza di Spagna, cui seguiranno quello di Londra ed il Grand’Europa, quest’ultimo ospitato negli immobili in oggetto.

Ancor prima del 1870, la società mutava rapidamente e dava l’avvio ad un profondo cambiamento edilizio, la trasformazione era legata alle esigenze della nuova società borghese che richiedeva palazzi per uffici ed edifici di pubblica utilità. L’edilizia borghese, detta umbertina, invase indiscriminatamente dopo il 1870 le aree occupate da orti, giardini e cortili con anonime tipologie edilizie a più piani: si assiste perciò alla sostituzione degli edifici a tre o quattro piani con edifici di maggiore mole che sono il risultato di accorpamenti e di ristrutturazioni interne. Dopo il 1870 vengono intensificate le costruzioni di alberghi e servizi turistici. Numerose sono le operazioni di ristrutturazione edilizia a via Sistina, via Gregoriana e nella zona di piazza di Spagna dove vengono trasformati ed ampliati i palazzi di famiglia come quello Mignanelli (1877).

Per allacciare poi la via Condotti e la zona pinciana con i nuovi quartieri di Prati, fu attuato l’allargamento di via Tomacelli e la sistemazione di largo Goldoni, vengono così a formarsi le importanti direttrici: piazza di Spagna - via Condotti - Via Tomacelli, ponte Cavour - quartiere Prati.

L’ultima operazione urbanistica rilevante nella zona è costituita dall’isolamento del mausoleo di Augusto del 1934.

Descrizione degli interventi di restauro

 

I principali interventi riguarderanno il ripristino degli elementi architettonici lesionati o ammalorati e la loro successiva ridipintura. A seconda del materiale su cui si opera o del diverso trattamento dello stesso, sono previsti specifici interventi di pulizia, consolidamento e successivo restauro, di seguito elencati.


-Idropulitura con acqua a bassa pressione e pulizia del paramento con spazzole di saggina, per la rimozione delle impurità e dello strato superficiale di tinta in fase di spolvero;

-Ristabilimento dell'adesione tra supporto murario ed intonaco mediante micro-iniezioni o micro-impermeazioni di adesivi riempitivi, con malta a base di calce e pozzolana.

-Ripristino degli intonaci di prospetto lisci , per tutte le superfici precedentemente rimosse, inclusa la stuccatura delle crepe anche di piccola entità, con intonaco a base di calce idraulica naturale per sbruffatura e strato di intonaco tirato in piano con poste e guide e rifinito al fratazzo ben stretto e lisciato, in modo da renderlo idoneo alla successiva mano di rasatura;

-Preparazione del supporto per la seguente opera di rasatura superficiale, mediante una mano di Fissativo all'acqua ad alto potere penetrante, atto ad ottenere un'alta protezione su intonaci esterni anche sfarinanti e per uniformare gli assorbimenti, dato in opera su tutti le superfici di prospetto;

-Rasatura accurata di tutto il prospetto per tutte le parti lisce e non lavorate , eseguito con due mani di rasatura a base di grassello di calce e inerti extrafini selezionati, tutte le superfici saranno rifinite, nella seconda mano finale, con finitura fine a granello extra fine o totalmente liscio;

-Realizzazione di tinteggiatura a calce di tutte le superfici esterne del fabbricato, a più colori a scelta della D.L. di concerto con la Soprintendenza su superfici ricche di parti architettoniche da scontornare e tinteggiare a sua volta, con eventuale rimozione di tintura esistente non compatibile con tinteggiatura a calce. La tinta sarà eseguita a pennello a due mani, oltre ad una mano per la preparazione delle stesse con apposito fondo.

-Indagine stratigrafica per la determinazione degli strati sovrapposti di intonaci e tinteggiature fino al vivo della muratura o a decorazioni pittoriche;

-Ispezione accurata degli intonaci tramite bussatura accurata con rimozione del materiale incoerente o in fase di distacco;

-Idropulitura con acqua a bassa pressione e pulizia del paramento con spazzole di saggina, per la rimozione delle impurità e dello strato superficiale di tinta in fase di spolvero;

-Ricostruzione di intonaco bugnato rettilineo precedentemente spicconato, inclusa la stuccatura delle crepe anche di piccola entità, realizzato con malta di calce e sabbia applicata con idonea sagomatura per dare l'opera secondo le caratteristiche formali richieste con spessore massimo delle bugne pari a circa 5 ÷ 7 cm, per bugnato con sagomatura rettilinea e finitura liscia;

-Preparazione del supporto per la seguente opera di rasatura superficiale, mediante una mano di Fissativo all'acqua ad alto potere penetrante, atto ad ottenere un'alta protezione su intonaci esterni anche sfarinanti e per uniformare gli assorbimenti, dato in opera su tutti le superfici di prospetto.

-Rasatura accurata di tutto il prospetto per tutte le parti lisce e non lavorate , eseguito con due mani di rasatura a base di grassello di calce e inerti extrafini selezionati, tutte le superfici saranno rifinite, nella seconda mano finale, con finitura fine a granello extra fine o totalmente liscio;

-Realizzazione di tinteggiatura a calce di tutte le superfici esterne del fabbricato, a più colori a scelta della D.L. di concerto con la Soprintendenza su superfici ricche di parti architettoniche da scontornare e tinteggiare a sua volta, eseguita a pennello a due mani, oltre ad una mano per la preparazione delle stesse con apposito fondo.

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  Intonaco a Stucco Romano

  • Indagine stratigrafica per la determinazione degli strati sovrapposti di intonaci e tinteggiature fino al vivo della muratura o a decorazioni pittoriche;
  • Ispezione accurata dello stucco tramite bussatura accurata con rimozione del materiale incoerente o in fase di distacco;
  • Idropulitura con acqua a bassa pressione e pulizia del paramento con spazzole di saggina, per la rimozione delle impurità e dello strato superficiale di tinta in fase di spolvero;
  • Risanamento di tutti gli elementi architettonici in fase di distacco o convolti da rigonfiamenti e/o deterioramenti quali capitelli, fregi, mensole lavorate e semplici di sotto cornicione o sotto tettini finestre, il tutto con il consolidamento tramite iniezioni di miscele leganti a base di calce naturale fluide eseguite previa foratura con trapani manuali lungo fessurazioni o in appositi punti scelti dal restauratore, compreso di eventuale reintegro delle parti mancanti o gravemente deteriorate, anche se da eseguire previo stampi a misura;
  • Ricostruzione di intonaci dei marcapiani, cornicioni, cornici ed elementi architettonici precedentemente demoliti comprendente la formazione delle modine o sagome con listelli di legno, la ripresa dell'ossatura muraria con chiodature in acciaio e fili di metalli non ferrosi, la stesura degli strati di malta di calce additivata con resina acrilica, la preparazione dell'intera superficie con raschiatura, rasatura e carteggiatura, la finitura a stucco romano;
  • Preparazione del supporto per la seguente opera di rasatura superficiale, mediante una mano di Fissativo all'acqua ad alto potere penetrante, atto ad ottenere un'alta protezione su intonaci esterni anche sfarinanti e per uniformare gli assorbimenti, dato in opera su tutti le superfici di prospetto;
  • Stuccatura e rasatura per ripristino colletta superficiale, con uso di utensili di precisione e modine a misura, delle parti di modanature precedentemente rimosse in seguito alla battituta, per parti lavorate come cornici marcapiani, cornici finestre, tettini sopra finestre, capitelli su paraste e cornicioni;
  • Realizzazione di tinteggiatura a calce particolareggiata degli elementi architettonici lavorati, a più colori a scelta della D.L. di concerto con la Soprintendenza eseguita a pennello a due mani, oltre ad una mano per la preparazione delle stesse con apposito fondo;



Travertino

  • Rimozione del particellato atmosferico incoerente con pennelli e aspiratore;
  • Rimozione depositi superficiali incoerenti con applicazione di compresse imbevute con soluzioni di carbonato di ammonio (tempo di posa 10-20 min) e risciacquo con acqua deionizzata;
  • Rimozione meccanica con strumenti di precisione di stuccature precedentemente eseguite, pezze cementizie e ripristini intonaco cementizio;
  • Estrazione sali solubili con applicazioni di carta giapponese imbevuta di acqua demineralizzata;
  • Inserimento di connettori in acciaio inossidabile nelle colonnine della balaustra per la connessione con la base o la copertina, al fine di ripristinare il collegamento strutturale tra gli elementi;
  • Eventuale integrazione di parti mancanti di pietra al fine di restituire unità di lettura all'opera o anche di ricostruire parti architettoniche o decorative strutturalmente necessarie alla conservazione delle superfici circostanti, inclusi saggi per la composizione di malte idonee per colorazione e granulometria. Con malta e mediante tassellatura in materiale lapideo;
  • Stuccatura e micro-stuccatura di lesioni con malta preconfezionata con maltina a base di calce idraulica ed inerti carbonatici selezionati;
  • Riordino cromatico del paramento lapideo tramite velatura sottotono delle parti integrate e delle stuccature.

 


 

Ardesia

  • Rimozione del particellato atmosferico incoerente con pennelli e aspiratore;
  • Accurato lavaggio con acqua a bassa pressione delle superfici previa stesura di prodotto tipo Pulipietra base detergente alcalino in gel viscoso;
  • Trattamento biocida con BIOTIN N o similare applicato a spruzzo;
  • Consolidamento con imbibizione fino a rifiuto di Etil silicato (tipo Tc18 Tcs o similare) e rimozione prodotto in eccesso;
  • Revisione e restauro della impermeabilizzazione esistente in lastre di piombo inclusa eventuale sostituzione;
  • Sostituzione elementi rimossi (coprigiunti) ed integrazione elementi eventualmente mancanti con materiale del tutto equivalente all'esistente;
  • Accurata stuccatura con malta a base di calce fibrorinforzata tipo Rikrea della Kerakoll incluso ripristino delle stuccature mancanti;
  • Trattamento protettivo impermeabilizzante.

 



Ferro

  • Smontaggio delle lanterne e delle opere in vetro con pulizia del cristallo mediante prodotti idonei, eventuale sostituzione delle mancanze;
  • Spazzolatura mediante spazzola metallica e spolveratura di tutti gli elementi in ferro ivi inclusa la rimozione di residui di stucco risultanti dalla rimozione delle parti in vetro;
  • Asportazione e pulitura della ruggine e dei sali in superficie con degrassanti e desossidanti;
  • Applicazione di idoneo prodotto antiossidante a coprire;
  • Riverniciatura con applicazione a due riprese di idoneo prodotto pittorico di finitura colore bronzo previa campionatura da definirsi d'intesa con la Soprintendenza;
  • Trattamento protettivo finale;
  • Rimontaggio dei cristalli incluso stuccatura e pulizia finale.